Phyrexia: storia di un incubo meccanico. La nuova esistenza di Xantcha

Phyrexia: storia di un incubo meccanico. La nuova esistenza di Xantcha

“Studiando la Phyrexia di Xantcha, si può notare come ai seguaci di Yawgmoth mancassero due qualità che su Grixis sarebbero considerate fondamentali: la fantasia e la capacità di improvvisare. Ironico come ciò che su un mondo può salvarti la vita, su un altro può farla finire prematuramente.” –Lyak, Tessisapere di Vithia

In questo episodio

Senza poter viaggiare e infiltrarsi su Dominaria, Xantcha si trova d’improvviso priva di uno scopo nella vita.

Xantcha, l’Inutile

Nei dieci anni successivi alla violenza di Gix, Xantcha aveva visto un numero sempre crescente di newt partire per il mondo dove anche lei avrebbe dovuto mettere piede. Ma Xantcha non fu mai chiamata, forse per paura che la sua diversità influenzasse negativamente la missione di Gix. Missione che, comunque, non diede i frutti sperati. Circa una ventina d’anni dopo la fine della Guerra dei Fratelli, infatti, intorno agli anni ’80 del I secolo AR, gli abitanti di Terisiare avevano visto spuntare dal nulla numerose persone estranee, del tutto simili tra loro, ma che nessuno, in un periodo di tensione come quello, aveva intenzione di ignorare.

In tempo di pace, con risorse abbondanti da condividere, gli stranieri sarebbero forse stati accolti diversamente e magari il loro aspetto avrebbe anche provocato ilarità e battute. Nella Terisiare del dopoguerra, la presenza dei newt venne invece percepita come una minaccia. Dovendo fare i conti con inverni sempre più freddi e lunghi e risorse sempre più scarse, Terisiare reagì violentemente.

Fu in questo periodo, probabilmente, che Jarsyl viaggiò fino a Phyrexia. Assieme a lui, però, viaggiarono velocemente anche le voci del disastro avvenuto su Dominaria. Gix aveva fallito e ora Phyrexia aveva perso incalcolabili serie di preziosissimi newt. Naturalmente la Quarta Sfera era stata immediatamente messa in allarme e già da prima che le voci si spargessero, Xantcha aveva iniziato a notare come i nuovi newt che venivano generati dalle vasche avessero tratti umani molto diversi tra loro.

Addio Dominaria?

Quando il Frammento dei Dodici Mondi chiuse il portale con Dominaria, Xantcha conobbe per la prima volta il piacere della vendetta. Lei e gli altri newt vennero chiamati ad osservare l’escoriazione di Gix, i cui fallimenti erano costati fin troppo all’Ineffabile. Sotto gli occhi soddisfatti di Xantcha, il Pretore fu torturato e portato via nella Settima Sfera. Lì, i demoni phyrexiani lo avrebbero tormentato per il resto della sua esistenza.

Con la fine apparente di Gix e l’impossibilità di raggiungere Dominaria, tuttavia, Xantcha e tutti i newt della sua squadra si trovarono all’improvviso in una situazione nuova e assurda. Phyrexia era un mondo in cui tutto veniva creato con uno scopo. Per Yawgmoth, tutti loro erano ingranaggi necessari a far funzionare la macchina. Ma ora che Dominaria era inaccessibile, Xantcha e i suoi compagni non potevano più portare a termine la loro infiltrazione. All’improvviso, erano diventati tutti inutili. Nessuno aveva la più pallida idea di quale avrebbe dovuto essere il loro scopo da lì in avanti.

Per la prima volta nella sua esistenza, Phyrexia scopriva lo spreco.

Xantcha, l’Inarrestabile

Dopo il brusco arresto avvenuto in seguito alla Guerra dei Fratelli, la macchina-piano Phyrexia impiegò secoli per rimettersi in moto.

Durante quegli anni, Xantcha rimase su Phyrexia, nascondendosi tra i gremlin per un certo periodo. Le minute creature, però, la denunciarono rapidamente ai sacerdoti del Tempio della Carne, che la spedirono a lavorare nelle fornaci. L’intenzione dei sacerdoti del Tempio era ovviamente quella di liberarsi della newt, ma Xantcha sorprese tutti. La ribelle dimostrò di poter resistere alle temperature e ai turni di lavoro estenuanti e portò sempre a termine ogni compito.

Andò quindi nella Nona Sfera, a svolgere quello che era considerato il lavoro più pericoloso dell’intera Phyrexia. Il suo compito divenne quello di prendersi cura delle creature e degli artefatti usati nell’Arena per addestrare i guerrieri phyrexiani. Nessuno si aspettava che potesse sopravvivere ancora, ma Xantcha sorprese tutti di nuovo.

Xantcha, l’Evasiva

Alla fine, dopo circa un millennio e mezzo, Phyrexia trovò un nuovo scopo per Xantcha e per gli altri venti newt di Gix sopravvissuti come lei. I sacerdoti inserirono Xantcha e gli altri all’interno di squadre create con lo scopo di esplorare piani distanti alla ricerca di risorse ed artefatti.

Tali squadre esistevano da tempo, ma erano composte da phyrexiani completati che rischiavano spesso di reagire fin troppo violentemente alle novità e agli imprevisti presentati da un nuovo mondo.

Avevano quindi bisogno di creature meno schematiche, con maggiori capacità di improvvisare e reagire correttamente ai problemi, o perlomeno di salvare il salvabile quando le cose andavano a finire male. I gremlin avevano menti limitate, capacità inferiori rispetto a quelle dei newt[1], e soprattutto erano molto meno resistenti di Xantcha e dei suoi compagni.

Nessuno aveva mai pensato di utilizzare dei newt prima di allora, men che meno newt come quelli, ormai modelli arretrati. Tuttavia, le incredibili doti di Xantcha e dei suoi simili, sembravano perfette per gli scopi dell’Ineffabile. Nel peggiore dei casi, il Tempio della Carne avrebbe potuto vantare di aver smaltito con successo quella carne avariata che per troppo tempo aveva inquinato Phyrexia.

I Sacerdoti si rifiutarono di completare i newt, ma vollero comunque premiare la loro resilienza. Xantcha e gli altri parteciparono ad un rito anomalo, specchio di utilizzato nel completamento vero e proprio. Nacquero così gli Evasivi.


[1] Secondo le fonti, i sacerdoti consideravano i newt creature inferiori per gli standard dei phyrexiani, ma in realtà si trattava di esseri con capacità notevolmente superiori a quelle dei normali esseri organici umanoidi con i quali dovevano mescolarsi! Guarivano più in fretta, erano fisicamente più forti, più resistenti e potevano passare parecchio tempo senza mangiare o bere nulla, riuscendo poi a digerire anche materiali che, salvo rare eccezioni, uno stomaco organico non riuscirebbe a processare.

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